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i Colori del Sale: varietà esotiche ed esose…

sali colorati

i Colori del Sale: varietà esotiche ed esose…

La cucina internazionale moderna contempla una consistente varietà di sali colorati, ognuno indicato per impreziosire determinate ricette e renderle decisamente più esotiche. Chi non ha mai sentito parlare ad esempio del sale rosa dell’Himalaya, del suo sapore delicato e dei benefici che apporterebbe alla salute?

Probabilmente meno noti ma di sicuro altrettanto interessanti e pregiati sono il sale grigio, il sale nero di Cipro, il rosso delle Hawaii e il blu di Persia. Vediamo nel dettaglio in che cosa si distinguono e se davvero possono contenere principi benefici per la salute.

Sali colorati da cucina, un viaggio verso l’oriente

Per cominciare è, bene sottolinerarlo non bisogna andare lontano per trovare del sale pregiato. Qui in italia esistono delle nicchie di produzione di altissima qualità, basti pensare al “Fior di sale” prodotto nelle pittoresche saline del marsalese in Sicilia, al Sale dolce di Cervia, o a quello delle Puglie.

Questi sali nostrani grazie al loro Sapore delicato, povero di sodio, sono ideali per condire verdure sia crude che al vapore, e trovano una loro interessante collocazione anche in pasticceria come guarnizione per dolci al cioccolato.

Nessuno di questi però fa parte dei sali colorati. E come sappiamo il colore gioca un ruolo da sempre insostituibile nell’immaginario del gusto, come in ogni aspetto della psicologia umana.

Occorrerà navigare ad est nel mediterraneo, verso l’isola di Cipro, e poi ancora attraversare il medio oriente, in Iran, e l’estremo oriente, in India, fino alle Hawaii, per trovare le origini di queste varietà di sale colorato, che sono oggetto del nostro interesse.

il fenomeno di marketing legato all’utilizzo di questi sali pregiati si ascrive e si giustifica dunque nell’ambito di una certa raffinata ricercatezza per aromi e nuances esotici, ma non trova davvero nessun riscontro dal punto di vista taumaturgico.

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Sale grigio di Bretagna

Dall’estremo occidentale dell’Europa inizia il nostro viaggio con un sale marino, influenzato dalla presenza di un particolare tipo di argilla presente nella lingua di mare tra Francia e Gran Bretagna, da dove il sale viene estratto. Viene chiamato anche “sale celtico” , in riferimento alle lande di provenienza anticamente abitate dai popoli celti. Gli abbinamenti ideali sono quelli con il pesce, bollito o alla brace.

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Sale nero di Cipro

Un sale decisamente sui generis, che nasce nel cuore del mar Egeo, un colore scuro, tendente al nero. Una pigmentazione dovuta all’utilizzo del carbone vegetale in fase di produzione, che non lo rende però particolarmente diverso a livello nutrizionale dal comune sale bianco. il sapore si abbina idealmente con la frutta,  contrasta con l’acidità e ne esalta la dolcezza.

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Sale blu di Persia

Un sale minerario, da giacimenti di laghi prosciugati milioni di anni fa. La millenaria sedimentazione imprigiona all’interno dei cristalli delle striature bluastre uniche al mondo. Dal lago salato della provincia di Semnan, in Iran, proviene uno dei più pregiati e rari al mondo: il prezzo? circa 45 euro al kg. Annualmente ne vengono prodotte non più di 80-100 tonnellate. Il gusto del sale blu è delicato, ma anche particolarmente aromatico e speziato, qualità che lo rendono facilmente identificabile al palato.

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Sale nero indiano

Approdiamo in India, patria millenaria delle spezie e del sale nero, noto anche come Kala Namak, diffuso ampiamente in tutta la penisola e anche in Pakistan. Anche qui il colore scuro è determinato  dalla presenza di carbone vegetale, ma il gusto risulta lievemente sulfureo e più pungente. Trova ampio utilizzo nel condimento delle insalate,  dello yogurt e come spezia per rinfrescanti bevande estive.

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Sale rosa dell’Himalaya

Il più famoso tra i sali colorati. Un successo dovuto anche ad una serie di presunte proprietà taumaturgiche. Il colore rosa è dovuto a una presenza minima di ossido di ferro. Una percentuale in realtà non superiore al 3% della composizione, che basta però, a quanto pare, a giustificarne il prezzo davvero esoso. Aldilà del suo indubbio successo commerciale, non è cosi raro come sembrerebbe. Le miniere pakistane del Punjab, ne estraggono quasi un milione di tonnellate annualmente. Il suo sapore estremamente delicato, lo rende ideale per tutte quelle creazioni culinarie fondate su mirabili equilibri di sapori.

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Sale rosso delle Hawaii

Concludiamo il viaggio verso est con un sale marino, il rosso delle Hawaii. Il colore è in questo caso di origine naturale, risultando dalla combinazione del cloruro di sodio con un’argilla sabbiosa, di origine vulcanica tipica di alcune isole del pacifico. Un sale usato sin dall’antichità, durante riti propiziatori e cerimonie di purificazione. Il sapore è intenso, e trova la sua ideale collocazione sulle carni e sul pesce alla griglia.

Solo questione di colore?

Come abbiamo visto dunque, la maggior parte dei sali colorati non sono cosi dissimili da quelli che usiamo comunemente sulle nostre tavole. Il fenomeno di marketing legato all’utilizzo di questi sali pregiati si ascrive e si giustifica dunque nell’ambito di una certa raffinata ricercatezza per aromi e nuances esotici, ma non trova davvero nessun riscontro dal punto di vista taumaturgico. Non esiste alcuna conferma attendibile, nè studio scientifico in merito, che riguardi proprietà particolari o qualsivoglia effetto benefico.

Tutto è da ascriversi alle dicerie popolari, alle quali per fortuna siete tutti liberi di credere o non credere, tenendo però sempre presente che c’è una soglia massima giornaliera oltre la quale non è sensato spingersi, qualunque sia il colore del vostro sale,  ed è di soli 5 grammi.

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