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Cibo, costume e società

Pagare con i follower? Adesso si puo’

pagare con i follower

Pagare con i follower? Adesso si puo’

Era fantascienza, fino a qualche anno fa. In un episodio della rinomata serie Black Mirror, veniva raccontata un’umanità regolamentata dalle interazioni sui social. Il follower era la nuova moneta di scambio e l’approvazione del pubblico il nuovo sistema di classificazione sociale.

Sembrava un’estremizzazione di un meccanismo inconscio insito nel nostro quotidiano dialogo con il pubblico dei network, eppure a Milano si registra il primo caso, divertente quanto inquietante, che renderebbe questa distopica evenienza, sufficientemente reale.

il Fatto

Al ristorante giapponese This is not a Sushi Bar di via Lazzaro Papi, ti bastano 1000 follower e una foto postata sul tuo profilo Instagram, per avere un piatto gratis. Ancora più interessante diventa l’offerta se di follower ne hai di più: da 1000 a 5000 follower due piatti gratis,  da 5000 a 10.000 tre, da 10.000 a 50.000 quattro, da 50.000 a 100.000 otto. Chi invece ha 100.000 follower e oltre mangia tutto gratis, escluse le bibite, ovviamente.

L’esperimento a livello di Marketing è interessante, ma non nuovo. E’ lo stesso concetto che i social applicano da sempre: utilizzare la rete di contatti dell’utenza per diffondere messaggi promozionali. Il nuovo se mai è questa forma di remunerazione, che ripaga la propaganda pubblica dell’utente.

E’ una trovata che fa notizia, ma che sollecita inevitabili riflessioni.

L’immagine social entra cosi ufficialmente tra le monete di scambio, si trasforma da velleità in patrimonio, non solo per i personaggi famosi, ma anche e soprattutto per la gente comune.

La fiera dell’apparenza diventa un mercato vero e proprio. E non possiamo fare a meno di chiederci se in questo contesto non cambierà anche la funzione di tanti servizi che vendono (in monete del vecchio conio) follower e like ai desiderosi di fama, oggi, e agli aspiranti imprenditori della propria immagine, domani.

Al cibo fotografato, secondo nuove barbare usanze, preferiamo il cibo gustato, preferibilmente con la giusta atmosfera e con gli smartphone riposti ben lungi dalla tavola.

Point de vue

Con il dovuto rispetto per il nuovo che avanza, ai cui molti aspetti positivi, non manchiamo mai di riservare attenzione, rimaniamo perplessi da certe intrusioni indebite.

Al cibo fotografato, secondo nuove barbare usanze, preferiamo il cibo gustato, preferibilmente con la giusta atmosfera e con gli smartphone riposti ben lungi dalla tavola. La tavola è essa stessa un contesto sociale ed intimo, da condividere piacevolmente con i presenti, ha delle regole e una deontologia che non fanno capo solo al bon ton, ma al significato stesso della condivisione del cibo, come esperienza e valore.

 

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