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Favole di Natale 2.0

Natale 2018

Favole di Natale 2.0

Crititcare il Natale è diventato di moda, si sa. I social sono il posto perfetto per manifestare la propria piccata distanza dall’universo mainstream fatto di festeggiamenti in famiglia, scambi ipocriti di auguri fra gente che si ignora per 11 mesi e mezzo e licenze per acquisti scriteriati motivati dal mood della ricorrenza. E come criticare chi critica? E’ sensato avere a nausea certe abitudini consolidatesi nell’uso comune. E’ altrettanto vero però che anche il criticare sia diventato frattanto una tendenza, non meno stucchevole e conformista, fatta di ostentazioni ricorrenti e probabilmente ancora più ipocrite.

Per questo non vogliamo schierarci, perchè all’insegna del politically correct, non abbiamo simpatia per nessuna delle tendenze in atto. Nè per quelli che il 24 mandano il loro messaggio di speranza e carità copiaincollato ai 432 contatti di whatsapp, nè per quanti postano le meme di Robert Downey Jr. esasperato che esclama “anche a te e famiglia”.

Il Natale al tempo degli SMS

Che il Natale dovesse giovare delle nuove tecnologie per allargare ancor più la sua ingerenza sulla privacy del nostro quotidiano, era per altro scritto nel destino.

Era il 1992 quando Neil Papworth, un software engineer di Vodafone, mandò il primo SMS di sempre, rivoluzionando il concetto di telefono nella direzione odierna. Il contenuto di quel messaggio?  “Merry Christmas”, cioè “Buon Natale”, ovviamente.  Qualche anno dopo milioni di persone mandavano già messaggi natalizi per esentarsi dalla classica e ben più onerosa chiamata a parenti ed amici. Il mondo era cambiato. In peggio. Ma il peggio doveva ancora arrivare, con la funzione “inoltra a tutti i contatti”.

Il Natale dunque?

Dove trovare dunque un po’ di autenticità?  Qual è il vero senso del Natale? Probabilmente la forza evocativa propria di questo evento, quelle particolari e purtroppo rarissime situazioni nelle quali il fantomatico “spirito natalizio” trova un senso concreto e non si traduce in vuote abitudini liturgiche. Un gesto, un momento, un’emozione che riesce ad accomunare gli animi di persone tra loro agli antipodi.

Qual è il vero senso del Natale? Probabilmente la forza evocativa di questo evento, quelle particolari e rarissime situazioni nelle quali lo ``spirito natalizio`` trova un senso concreto e non si traduce in vuote abitudini liturgiche.

la tregua di Natale

Uno di questi rari e non convenzionali accadimenti risale alla prima guerra mondiale. Era il Natale del 1914 e si combatteva in trincea nelle Fiandre ormai da mesi. In quell’abisso di fango e di orrore, qualcuno non aveva ancora perso  la speranza e inziò a sussurrare dei canti natalizi e ad accendere lumini lungo la trincea. In breve quei sussurri si trasformarono in cori e risuonarono da entrambe le parti della barricata. Tedeschi, Inglesi, Francesi e Belgi capirono di essere uniti in quel desiderio di speranza, di luce e di pace.

Qualcuno scrisse “Come potevamo resistere dall’augurarci Buon Natale anche se subito dopo ci saremmo di nuovo saltati alla gola?”. Uscirono timidamente dalle trincee, nulla era scritto o sicuro. iniziarono prima con strette di mano, poi qualche abbraccio, qualcuno addirittura si scambiò dei regali, quello che potevano: cioccolata, sigari.

la storia la ricorda come la tregua di Natale, un momentaneo e non ufficiale cessate il fuoco, che fu vissuto con gioia e incredulità da tutti i soldati al fronte, come raccontato nelle loro lettere. Tutti accomunati dal destino infelice, come direbbe De Andrè “lo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore”.

Un autentico miracolo, possibile solo a Natale, a dimostrazione del fatto che la festa ha in sè qualcosa di più del semplice fine commerciale, o religioso. La festività accomuna gli uomini, ne rivela il loro spirito.

La tregua durò giusto quel giorno, in breve, come sempre, si ritornò alla cruda realtà.

``Mentre finisco questa breve descrizione di un così incredibile comportamento umano stiamo riversando fuoco battente sulle trincee tedesche, e loro con pari vigore ci ricambiano la cortesia. Così siamo tornati, ancora una volta, in questo inferno di fuoco`` Frederick W. Heath, reduce

la storia vera di un Babbo Natale

Un’altra storia che incarna in concreto il senso del Natale viene dal Galles, non dal polo Nord.  la storia di Ken è una di quelle che commuovono, forse perchè a Natale siamo tutti più buoni o forse per la bellezza indiscutibile del suo senso.

Ken Watson, muore a 87 anni, e fin qui nulla di strano, la vita fa il suo corso. Era un uomo divertente e generoso, a detta di chi lo ricorda. Quello che però rende unica l’esperienza di Ken è che il giorno dopo la sua dipartita, i Williams vicini di casa si vedono recapitare ben 14 regali di Natale, ciascuno impacchettato singolarmente, per la loro figlioletta Cadi di 2 anni. 14 regali pensati per 14 Natali futuri, non dettati da alcuna necessità di circostanza. ma frutto di una generosità e di un affetto autentici.

l’avvocato del diavolo

Esiste e va citata però una corrente di pensiero altrettanto schietta e onesta, che vede lo spirito natalizio stesso come un’ipocrisia di fondo. Un espediente architettato ad arte dall’umanità, per lavarsi la coscienza dalle proprie indecenze più sordide e riscoprirsi buona a comando e all’occorrenza. La domanda è: siamo proprio sicuri che si sbagli?

Qual è la vostra esperienza concreta sul Natale? In cosa consiste e in cosa si traduce nella vita reale? Probabilmente le nostre esperienze sono molto meno interessanti e commoventi dei racconti natalizi e, nella maggior parte dei casi, zeppe di atteggiamenti di circostanza e messaggi in serie su whatsapp.

Per molti italiani del resto, secondo alcuni sondaggi, lo spirito Natalizio si traduce nel guardare “una Poltrona per due” la sera del 24.

ah quasi dimenticavo! Cogliamo l’occasione per augurarvi un distinto Natale 🙂

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