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D&G Cina: Cannoli, Chopstik e Patatrac!

D&G Cina: Cannoli, Chopstik e Patatrac!

Dolce & Gabbana non l’hanno fatta grossa, diciamolo subito. Ne avevamo parlato da poco, ringraziandoli ed esaltandoli per il loro contributo all’economia e all’immagine della Sicilia in tutto il mondo e non cambieremo di certo idea adesso. C’è da dire che questo nuovo “China Gate” è l’ennesima dimostrazione della facilità con cui oggi si  possa manipolare l’opinione di massa, creando scandali per inezie e montando campagne mediatiche di odio, fondate sull’etere fritto.

la “questione cinese”

Cosa è successo davvero? Qui trovate un video che riepiloga nei dettagli l’accaduto.

 

Dolce & Gabbana China Gate

In soldoni, in concomitanza con un grande evento organizzato sul territorio cinese, i due stilisti (o meglio il loro ufficio marketing) hanno ideato una serie di video promozionali, che ritraggono una fanciulla cinese alle prese con il cibo made in Italy.  Pizza, spaghetti e cannoli (per la verità un po’ oversize)  vengono affrontati maldestramente dalla ragazza che tenta di afferrarli con i chopstik (le classiche bacchette cinesi) tra l’ilarità generale. Tutto qui.

Se non fosse che per alcuni, l’ambientazione del video, la musica, i colori e l’abbigliamento della fanciulla protagonista richiamano eccessivamente alcuni stereotipi ormai desueti circa la cultura cinese. Da qui le accuse di “razzismo”. Permetteteci di sorriderne. Noi italiani, tutti, pizza e mandolino (e cannoli). Che il video non brilli per il buon gusto ci sta, che sia un po’ stagnante su vecchi cliché anche, che non sia nemmeno chissà quanto riuscito come contenuto simpatico pure. Ma volerci vedere del razzismo è una forzatura illogica, studiata ad arte.

La stessa arte con cui si insinua l’accusa di sessismo perché quel cannolo oversize ha una vaga forma fallica e alla fanciulla viene chiesto “è troppo grande per te?”. Cattivo gusto? si. Sessismo? non esageriamo.

La stessa arte per la quale di lì a poco comincia a circolare su Instagram una chat di dubbia autenticità, in cui lo stesso Stefano Gabbana rispondendo alle critiche di DietPrada (noto profilo dedicato alla moda), definisce la Cina come “un paese di merda” e altre amenità annesse. Questo, se fosse vero, sarebbe l’unico fatto disdicevole.

Tutto in breve viene smentito, profilo hackerato, tutto falso, fanno sapere gli stilisti, che con aria provata e mortificata, chiedono scusa alla Cina e ai cinesi di tutto il mondo con questo video, ripromettendosi di prestare maggiore attenzione al mercato cinese.

Le scuse di Dolce & Gabbana alla Cina

Ma cos’è successo frattanto?

Dalla Cina con furore

L’opinione pubblica cinese è letteralmente insorta per questo “trattamento irrispettoso” da parte del marchio D&G. Si sono moltiplicate le reazioni sconsiderate sul web. Qualcuno ha bruciato dei capi firmati dai due stilisti, altri li hanno usati come stracci per il pavimento. Gli e-commerce cinesi hanno in un attimo boicottato il marchio, facendolo sparire dalle loro piattaforme di vendita. Un danno di proporzioni economiche immani,  soprattutto considerando che l’infausto evento gli precluderà il mercato cinese anche negli anni a venire.

Social Network e demagogia

Tutto questo ricordiamolo per uno spot pensato male e realizzato peggio. Manipolare l’opinione pubblica tramite gli strumenti social è ad oggi la natura della politica contemporanea. Prima ruotava tutto attorno al controllo della stampa e della televisione. Oggi sfruttare il malcontento delle masse sembra sia diventato un’arma ancor più devastante. Basta accendere una miccia e l’odio si diffonde da solo, come una reazione inarrestabile che ricorda l’innesco di una bomba H.

Vivere non è difficile, potendo poi rinascere cambierei molte cose: un po' di leggerezza e di stupidità - Franco Battiato

Caccia alle streghe?

Non vogliamo difendere Dolce & Gabbana, perché il video, davvero, è piuttosto povero di idee ed ironia. Chi nella vita ha avuto la grande fortuna di vedere valorizzata la propria creatività, non deve mai smettere di imporsi un giudizio rigoroso sul proprio operato, direttamente o indirettamente. Non ci sta nemmeno bene la prospettiva per cui il lavoro sia frutto di un reparto marketing che non rispecchia le idee degli stilisti. Se assumi qualcuno per produrre dei contenuti, sei tenuto a verificare personalmente che quel contenuto rispecchi il profilo del tuo brand, l’idea che vuoi veicolare di te e del tuo marchio.

Detto questo, ci pare di poter dire che il rogo mediatico sia un eccesso. Questo “China Gate” è una montatura, un’esasperazione di un’uscita infelice, che veramente troppo poco ha di “pensato” per poter essere offensivo.

E’ probabilmente il frutto di una civiltà esasperata dal rigore morale, che tutti professano solo quando ad esser giudicato è qualcun altro. Si cerca la lapidazione pubblica ad ogni frase ambigua o concetto sbagliato, la gogna per ogni inesattezza, il sospetto su ogni interpretazione opinabile. Una presunzione di colpevolezza in ogni dove, che francamente sa di nuovo medioevo, un regresso civile e morale che finisce con il ledere la possibilità stessa di esprimersi.

Con buona pace dei Cinesi, cui va tutta la nostra simpatia, noi Italiani veniamo ritratti da decenni in tutto il mondo come figure mitologiche metà spaghetti e metà mandolino. Ci abbiamo fatto pace e ci ridiamo su. Se non fa parte di ciò che siamo adesso, forse, fa parte di ciò che siamo stati. Prendere tutto troppo sul serio, ecco il problema.

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