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Lo scisma dell’Arancina

Arancina

Lo scisma dell’Arancina

L’Arancina, si sa, è il fiore all’occhiello dello Street Food made in Sicily. Fino a qualche decennio fa era lecito cibarsene liberamente e a cuor leggero, senza il rischio di incorrere in spiacevoli incidenti diplomatici.

La scelta era semplice e spesso integralista, bastava esprimere una preferenza netta schierandosi nel partito di “accarne” o in quello di “abburro”. Talmente semplice che spesso avevi scelto ancora prima di entrare al bar.

L’Arancina a cui appiopparono la santità

Che fossero al burro o alla carne, i Siciliani le amavano comunque per tutto l’anno e le festeggiavano addirittura dedicandogli un giorno speciale, quello di Santa Lucia, il 13 dicembre.

Giacchè, siamo onesti, la tradizione di dedicare questa festa alla beatificazione dell’Arancina è uno dei classici e pretestuosi utilizzi della fede a vantaggio della gola.

L’arancina ha davvero poco o nulla a che fare con la storia della Santa. La Lucia in questione visse una vita alquanto difficile e morì anche in malo modo, decapitata pare. Il suo legame con questa tradizione deriverebbe da un miracolo a lei attribuito quando era già beatificata, a metà del 1600 quando un bastimento carico di grano raggiunse il porto di Palermo, ponendo fine ad una tremenda carestia. Si narra che la gente che per diversi mesi aveva patito la fame, non aspettò neppure di macinare il grano arrivato dal mare, ma lo bollì cosi com’era, con un filo d’olio, dando origine a quel piatto che oggi conosciamo come cuccìa.

in tutto ciò – i più arguti di voi avranno notato – nessuno ha fatto menzione di arancine. Nè di burro. Nè tantomeno di carne.

La lodevole ruffianeria tipica di noi siciliani, maestri nell'associare il culto dei manicaretti più deliziosi agli eventi sacri della religione in voga

Una proverbiale ruffianeria

La lodevole ruffianeria tipica di noi siciliani, maestri nell’associare il culto dei manicaretti più deliziosi agli eventi sacri della religione in voga, ha da sempre contraddistinto il panorama della gastronomia isolana, consentendoci di perpetrare tradizioni antichissime, di mantenerle vive e, quasi sempre, integre.

Le origini dell’arancina si perdono nella cultura popolare siciliana. A partire dagli ingredienti impiegati, pare sia stata introdotta in periodo musulmano, per poi venire perfezionata, con l’impanatura, alla corte di Federico II di Svevia. Era la soluzione ideale per portarsi dietro un gustoso spuntino per viaggi e battute di caccia. La panatura croccante assicurava un’ottima conservazione del riso e del condimento.

Arancina Fashion Victim

Sull’integrità delle tradizioni avevo aggiunto un “quasi sempre” perchè purtroppo anche noi siciliani, smartphone alla mano, ci siamo riscoperti moderni e à la page. E’ cosi che negli ultimi anni l’arancina è entrata nella sua fase 2.0, e persino nel più tradizionale dei bar nostrani, emergono inquietanti e fantasiose varianti, tra le quali, sospesi a metà fra lo stupore e la perplessità, è diventato veramente difficile scegliere.

Salmone, Pistacchio o Friarelli? E così aumenta a dismisura il partito degli indecisi, sospesi e fluttuanti in un iperuranio di farciture esotiche, dagli esiti oscuri, soprattutto a livello digestivo.

E il riso? Ne vogliamo parlare? Tutti rapiti dal condimento, nessuno pare più interessarsi di come sia d’uopo cuocere il riso per l’arancina, senza farlo diventare polenta. J’accuse!

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Arancini (deep fried rice balls with meat) Typical Sicilian street food

La questione etimologica

Come se la situazione non fosse già grave di suo, emerge in questi anni anche un’aspra disputa etimologica fra oriente ed occidente. Non parliamo di Storia del Sacro Romano Impero, ma di province siciliane. L’oriente si ribella all’Arancina palermitana e ne rivendica paternità e genere. L’Arancino è maschio! Almeno secondo loro.

Ne scaturisce un dibattito succoso che coinvolge importanti personalità del panorama culturale siciliano, perchè si sa noi siciliani, quando si tratta di cibo, sappiamo farci sentire.

Secondo lo scrittore Gaetano Basile la si dovrebbe indicare al femminile, in quanto il nome si riferirebbe al frutto, l’arancia. Tuttavia in dialetto siciliano l’arancia viene detta “arànciu” al maschile, come indicato dal Dizionario siciliano-italiano del palermitano Giuseppe Biundi.

Che l’arancina sia maschio, femmina o transgender, a noi francamente non cambia molto, se non fosse che la Focacceria San Francesco, entrata ormai da qualche tempo nel gruppo Feltrinelli, in questo panorama di guerra fritta fra oriente ed occidente, ha pensato bene di operare uno scisma epocale!

Nei punti di ristoro presenti agli aeroporti di Fontanarossa e Fiumicino, i clienti potranno scegliere tra Arancina Palermitana e Arancino Catanese. Non più quindi Arancina o Arancino, ma Arancina e Arancino. I salomonici gestori hanno deciso di commercializzare due distinte varianti, per non urtare la suscettibilità di nessuno. Quali siano i tratti distintivi dell’una o dell’altra purtroppo ancora non è dato sapere (la forma conica?) quel che è certo è che questo scisma senza precedenti potrebbe riconsegnare due identità diverse ad un’unica tradizione gastronomica, inaugurando un nuovo corso per entrambe.

E cosi non dovremo scegliere solo fra salmone e friarelli, ma anche tra maschio e femmina.

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